giovedì 24 dicembre 2015

Caro Gesù Bambino #4

Caro Gesù Bambino, 
l'attesa della tua venuta sta volgendo al termine, la notte delle notti si sta per compiere ma il mio
cuore è ancora carico e appesantito da questo tempo di incertezze e incostanti rese. 
Così ho ritardato il momento in cui avrei fatto lo sforzo di ritornare all'essenziale, al nostro appuntamento che è ormai diventato un rito. L'esigenza di dialogare con Te si è fatta forte proprio adesso che l'essenziale mi sembra così ricco e la testa carica di pensieri si arrende alla volontà di lanciarsi per cadere all'indietro come da un palazzo altissimo e nel volo limitarsi a guardare il cielo.  
Nell'immensità è così complicato orientarsi! 

L'ultimo passo è sempre un passo nel buio: non sapere cosa ci aspetta è il rischio da correre per accogliere quel cambiamento tanto atteso. Lasciarsi andare è un fatto di stomaco: è l'attimo in cui anima e corpo scelgono insieme la biforcazione al bivio tra affidarsi e negarsi. Ma prima è necessario percorrere una almeno una strada. La mia è stata piena, lo è tuttora e sono molto grata per questo. Quando si è fatta impervia ho sentito la fatica, quando ho condiviso un tratto ho sentito il passo leggero, quando seppur dritta l'ho percorsa da sola mi sono sentita incompleta. 
Ma i momenti migliori sono stati senz'altro quelli in cui mi sono resa conto dell'importanza del cammino, della pericolosità di rimanere ferma a guardare. 

A lungo ho cercato una carreggiata su misura per me, illuminata abbastanza, confortevole alquanto, lineare e semplice. Ma è stato solo quando mi sono incamminata che ho potuto verificarne lo stato. 
La straordinarietà di questa storia non risiede nel coraggio, non esistono eroi, non lo sono affatto. Ho legittimato il mio percorso investendolo di unicità solo quando ho potuto assaporarne l'ordinario. 
Ho l'impressione, caro Gesù, che ciò che è veramente grande io debba ancora incontrarlo: l'amore ad esempio. La scommessa non è trovarlo, non è cercarlo, non è possederlo. Nessuna scommessa è affanno: l'amore è fiducia mossa da un'inquietudine naturale. Il bisogno di contenere l'altro esige un'apertura ad esso. Una disposizione che è anzitutto abbandono di sè, un segreto sottile quanto complicato. Farsi altro, sentire l'altro, essere altro. 

Non è forse questo il tuo segreto, Gesù? Non è forse per questo che sei stato mandato? Non sei tu un grande atto d'amore? 
Dio si è fatto Uomo, ha mandato Suo Figlio perchè potesse salvare l'Umanità. 
Questa non è la risposta alle questioni esistenziale che attanagliano l'uomo. 
Questo è il mio Natale: la più bella e vera contraddizione. 

Così, ho sorriso dietro il vetro di una finestra sul mare con l'acqua limpida da poter vedere il fondale, il sole battente che vivifica i colori, l'aria fredda che rende tutto più speciale e non mi è sembrato affatto insolito per questo dicembre; ho sorriso allargando lo sguardo su un altro cuore impaziente, virtuoso, valente, splendido, un cuore incastonato in un vulcano di bellezza ed emozioni, intriso di speranza, bisognoso dello stesso grande amore e non mi sono stupita del fatto che tale bellezza fosse reale e fosse di fronte a me. 

Caro Gesù Bambino, vorrei ridurre questa preghiera all'essenziale, così Ti amerò stanotte, nudo e regale, semplice e potente. A te solo oggi posso innalzare il grido silenzioso di un cuore trepidante e desideroso che ha imparato a chiedere, che vuole imparare a donare.  

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