Mi sono data degli orari e in linea di massima li rispetto: le mie giornate sembrano essersi rimpicciolite, ma la sensazione di non riuscire in quello che mi prefisso per il giorno si fa sentire lo stesso; questa nuova vita esige una scansione, esige regole, ma soprattutto un metodo. Ci sono cose che sono diventate facilissime come fare sintesi, e altre difficilissime, come iniziare una nuova serie TV. Badate che per me le serie TV sono importanti tanto quanto un capitolo del manuale che mi guarda dalla scrivania. Ma a questo vorrei dedicare un altro post, un'altra finestra. Mi sento molto coinvolta ma anche tanto impacciata, mi sforzo di pensare solo giorno per giorno dentro la programmazione dell'obiettivo minimo. Mi rassicura il tempo, ma non voglio perderne. Mi piace lasciare spazio all'improvvisazione e ritrovami in sella alla bici in orari anomali, anche solo per un pò. L'aria addosso mi fa sentire bene, mi rinfranca, anche se quando mi fermo mi sento accaldata. Mi piace scampanellare ed evitare i dossi, mi piace pedalare lentamente per il gusto di osservare gli alberi e le case, le strade, il fango, l'erba, il cielo, il mare, e molleggiare sul tratto in pietra che mi porta fino alla Torre, entrare e raggiungere il balcone. E non importa se è cupo o c'è sole, non
importano umidità e vento, devo assaporare quello scatto e ricaricarne l'effetto nella mia testa. E' una possibilità più unica che rara: rimirare lo stesso luogo in centinaia di sfumature differenti. Non stanca. Non mi stanca. Poi riprendo la strada e pedalo fino a fuori, dove il sole tramonta per ultimo e arriva ancora un pò del suo calore. E' ottobre: gruppi di ragazzini corrono per strada come se inseguissero un gatto, ma vanno anche loro verso il loro posto, quello che scelgono quel pomeriggio. Conoscono tutte le strade, non vogliono nascondersi, le sentono loro, non devono chiedere il permesso. Bazzicano impunemente sudaticci e boccacceschi, scendono fino al mare o raggiungono il parco giochi, a volte entrano nei negozi per acquistare chissà cosa. I più grandi sono dislocati tra il campetto comunale, dopo essersi organizzati sul gruppo pensato apposta su what's app, i muretti del parco dove qualcuno sosta anche con la macchina, neopatentato, e i tragitti che dividono le loro case dalla palestra o dalla cartolibreria, dove ricevono l'ultimo libro di testo appena arrivato. E' ottobre: le mamme chiaccherano in piazza mentre i figli piccoli giocano con i loro tricicli o monopattini oppure ancora con una palla nello spazio rimasto a loro più fedele possibile, per questo vuoto, per essere riempito dalla loro fantasia. Nei tavoli del bar permangono i soliti amanti della birra in bottiglia servita ghiacciata, commentando i match del campionato di serie A e, con la stessa importanza, quelli di terza categoria. Le donne più anziane e qualcuna di mezza età all'orario si dirigono verso la chiesa, dove sarà celebrata l'Eucarestia o, se il parroco non c'è, la liturgia della parola, ma loro non mancheranno l'appuntamento. La nazionale che attraversa il paese è la strada più vivace, le macchine si accostano ambo i lati fregandosene dei segnali di divieto, cerco di non dare fastidio a quelle che invece transitano normalmente e prendo su per traverse a caso, spostandomi dove si respirano i profumi di cucinato. Il vicinato tende ancora a raggrupparsi davanti le entrate di casa più spaziose, per tenersi compagnia, attenti osservatori del flusso che non cambia, informati su tutto, anche su quello che non avresti voluto sapere, è fondamentale, per loro, offrirti quell'informazione al sapore di conquista. Non mi soffermo mai a lungo in un punto, preferisco registrare il moto continuo e riempirmi di ciò che mi circonda. Se tra i miei pensieri persistono dei visi in particolare, è quasi certo che li incrocerò davvero, così mi sembra di incontrarlo con frequenza, me è solo nella mia mente che persistono, come se fosse rimasto qualcosa di taciuto tra noi. Ticchetto il campanello solo con chi ho una certa confidenza, non voglio risultare invadente. A volte ho l'impressione che la gente vada di corsa anche qui dove il tempo
sembra essere costantemente in ritardo. Se non fossi ingessata nelle convenzioni, mi fermerei a parlare con tutti, anche con chi mi sta antipatico e spiegargli perchè. Non c'è qualcuno che preferisco non vedere, mi piace la gente qui, ha le sue stranezze, le sue singolarità. Sono le considerazioni nel complesso che non mi piacciono, ma quelle sono inevitabili quando si tirano le somme. E' proprio questo il concetto di comunità, e il tirare le somme non è altro che dare attributi alla comunità. Così ciascuno degli abitanti di questo luogo è affezionato alla propria casa, per dire. eppure sento di dire più o meno certamente che questa comunità non sente il senso di appartenenza a se stessa. A me non spetta giudicare, ma mi è possibile osservare, ed è ancora più impegnativo condividere quello che si pensa. Quando incontro i miei coetanei fuori da qui e riflettiamo su uno stesso argomento, poi mettiamo in comune quello che abbiamo pensato; così torno a casa con la mia meditazione personale nel bagaglio, ma anche con quella dell'altro. Questo è un concetto facile da comprendere. Tuttavia spesso mi capita di interagire con la mia gente di qui, e di tornare a casa svilita per via del suo essere pervicace a tutti i costi. O del mio essere poco capace di ascoltare. E' finita la vendemmia, è arrivato il tempo delle olive. Mia madre schiaccia quelle verdi, poi le lascia in acqua e sale diversi giorni, infine riempie una ciotola scolandone un pò e le condisce con olio, origano e aglio. La scorsa domenica la nostra tavola era ricca di prodotti semplici e buoni: c'erano le melanzane fritte ricoperte con salsa e spolverate con la ricotta, una bella frittata di patate e dei funghi porcini ottimi. Dopo pranzo ho glissato sulle faccende e mi sono stesa sul letto accanto a papà. Poi abbiamo guardato insieme la partita dell'Inter che ha pareggiato. Ora è seconda in classifica, mentre la Juve inspiegabilmente è giù in fondo. A noi in fondo non interessa, ma ci piace prendere in giro lo zio in uno scambio ironico che allieta i
momenti insieme. Non tutto è così roseo come descritto, ma ho citato la mia famiglia solo per dire che essere comunità è faticoso, è stressante, a volte ti sta stretto e a volte vorresti andare a vivere da solo. Ma poi arriva la sera, ripensi ai momenti vissuti e ti rendi conto che non sarebbe altrettanto bello, altrettanto vero, altrettanto ricco, se non fosse così arduo. Oggi ho scoperto che ottobre è il mese della capra e che esiste una pagina esilarante su facebook che consiglio a tutti: "Capre che salgono su cose". Ottobre è il mese del rodaggio, è "di nuovo" ottobre, ma è anche un "nuovo" ottobre. Una nuova possibilità.




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