Scelgo di vivere la mia vita un carattere alla volta, a ragione di un impulso che si esaurisce sulle battute finali di una tastiera o nell'incontrollato movimento del polso.
giovedì 15 gennaio 2015
Cortili di speranza
Il sole d'inverno dalle mie parti non è una rarità, è un'occasione.
C'è un luogo in cui il sole diventa una meravigliosa cornice dorata nei mattini limpidi di gennaio. L'abbigliamento della gente che da lì passa o che sosta corazza i corpi ma non li scioglie. L'aria è fresca ma la temperatura percepita è certamente più bassa delle media stagionale. 10 gradi di brivido in cerca di piume e sciarpe e stivali bassi di pelle, a stretto contatto con la terra sotto i piedi.
Il sole è un'occasione perchè tutto intorno a quel cortile puoi vedere delle colline alte che presto lo copriranno e rimarrà solo il freddo umido che proviene dal vicino mare. E' ancora più speciale perchè alcune sovrastrutture fanno ombra sul grande marciapiede...così quel sole ti invita a cogliere i momenti di piacevole calore.
Ho atteso che si liberasse una panchina proprio in direzione dei suoi raggi. Una volta seduta ho potuto constatare che fosse meno comoda di quanto pensassi, o di quanto chiunque possa pensare guardandola in piedi, stanco. Tuttavia quel punto mi ha consentito di godere del tempo di attesa che in esso si consuma quotidianamente...
Nell'atmosfera si percepisce un rispettoso movimento. C'è caos ma non fa caos: voglio dire, ci sono le macchine in doppia fila, ma la gente pazienta e aspetta che qualcuno torni a spostarle se dovessero uscire; l'unica strada di transito, a una sola corsia, facilmente si ingorga, ma la gente pazienta, mentre il capo della fila compie le operazioni necessarie per far salire a bordo un anziano; c'è l'autobus che collega alla città, ma passa davvero poche volte al giorno, e la gente alla fermata attende senza scomporsi; c'è un grande uso di telefonini e molteplici conversazioni in atto, ma nessuno urla.
I volti cambiano castantemente, ospiti dello stesso luogo: è una forma insolita di dinamismo che non rinuncia alla staticità. Un grande paradosso.
In esso ho scoperto la gentilezza di un buongiorno rauco pronunciato da una vecchia signora che, rispettosamente, decide di condividere con me il posto, consapevole dei suoi diritti e profondamente riverente nei confronti del mio spazio, allo stesso tempo. Difatti non ha invaso nulla, mi ha ripagato con un sorriso di cortesia.
Carrozzelle di pazienti. Già...neanche loro hanno perso l'occasione del sole d'inverno. Mi concentro sul loro sguardo e penso: quanta rabbia. Vado a fondo. Mi ravvedo: non è rabbia, è il segno della lotta. Loro, i pazienti, non sono affatto dinamici, piuttosto statici, ma non è per via della stanchezza, è solo tregua.
Benedico la mia corazza, ma mi trovo indifesa altrove: nei pensieri. Non posso comprendere il loro dramma. Mi trovo forse nel cortile del dolore?
Una donna spinge il marito, le ruote della sedia girano indisturbate. Si ferma, si abbassa lentamente e sussurra all'orecchio dell'uomo: "ti va di scendere e fare due passi?"
Poco lontano un ragazzo- avrà la mia età - mi colpisce il suo volto molto pallido e dagli occhi scavati, non riesco a cogliere il suo sguardo ma vengo subito distratta da chi gli sta intorno, familiari suppongo e trovo conferma nel coro di sorrisi che all'improvviso illumina i volti.
E' ormai chiaro: non si tratta di dolore, sono nel cortile della speranza.
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le tue parole mi sono piaciute molto. Anche io sono entrata tante volte da quell'ingresso principale, così ampio che quasi è accogliente.
RispondiEliminaMi chiedo sempre quale sia la storia di chi passa di là. C'è chi entra per andare a trovare un bambino che è appena nato, chi per salutare per l'ultima volta un suo caro. Ci entrano i sani, ci entrano i malati. Ci entra chi lavora là, credo. Non ho mai visto altre entrate. Ho sempre osservato gente in borghese, gli infermieri che si mischiano con i pazienti, che si mischiano con i medici, che si mischiano con chi deve fare gli esami del sangue o deve andare a trovare un parente. A volte invento delle storie che spesso finiscono bene.
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