Quella sera andava di corsa. Aveva fatto una doccia veloce, senza quei movimenti lenti e quell'appropinquarsi con il viso allo specchio che la intratteneva in genere per diversi minuti. C'erano delle gocce d'acqua per terra che lasciò assorbisse lo scendi bagno. Pensava, chissà come mai, quando aveva premura riusciva comunque a fare tutto e farlo bene, senza scordare nulla, ma abbandonò quel pensiero nella scatola delle cose che hanno un posto tutto loro in testa, il posto delle cose senza risposta. Il caldo estenuante aveva già vanificato la freschezza dell'acqua e l'effetto ammorbidente del bagnoschiuma sulla pelle, ma un po' per vizio, un po' per vanità, avvicinò il naso alla spalla e approfittò del profumo sulla pelle di cui andava fiera. Salì i pochi gradini che la conducevano al suo solito posto e si sedette davanti al pc per togliersi quel pensiero dalla mente e poter uscire. Si sbrigò in fretta, assicurandosi che l'ortografia non pagasse il prezzo della sua premura. Il pezzo andava fatto subito per essere pubblicato il giorno dopo, al mattino presto; sapeva esattamente cosa dire e come dirlo, sapeva quale servizio offrire alla gente quella volta ed era sollevata perchè non avrebbe destato alcuno scalpore. La soddisfazione non sarebbe stata la stessa, e non ci sarebbe stata nemmeno quell'adrenalina che si genera quando osiamo andare oltre il cortile del legalismo e delle formalità. Ma le faceva così bene scrivere, era ciò di cui aveva bisogno quella sera: un quadro generato dall'esigenza d un impegno preso e completato nell'arco di tempo che era sufficiente; una cosa semplice, ordinata e completa. Le gambe non smettevano di muoversi, aveva infatti il vizio di scaricare la tensione il più lontano possibile da sè e le gambe sembravano il mezzo migliore per farlo, mentre le mani erano impegnate a scrollarsi di dosso tutto quello che la sua testa produceva e che il corpo somatizzava e poi cacciava battendolo sulla tastiera. Una macchina perfetta, fin quando guida le sue tratte nella certezza del conosciuto. Pianificazione, immagine in evidenza, tag, un titolo didascalico più o meno accattivante e via. Erano già le 23, così scelse la solita catena al collo e una maglia che si trovava disordinata sulla sedia accanto al letto, si riattaccò i capelli alla meno peggio, riflettendo di sfuggita sul momento in cui si sarebbe decisa a tagliarli; era "pronta" e uscì di casa. Per ottimizzare il tempo, approfittò della strada per fare alcune telefonate importanti. Fu sufficiente per innescare nuovamente la confusione che prima aveva abilmente sgomberato con la sensazione di aver fatto già tutto quello che aveva da fare; come quando si becca la carta "Ritorna al via!" al Monopoli. Respirò a fondo sedendosi sulla panchina che nel frattempo aveva raggiunto e vide quel luogo famigliare accogliere il suo sospiro; in fondo, quella era la sua casa, ovvero il posto accanto al quale poter eguagliare il suo nome. Ironico che a farne da cornice ci sia proprio una vecchia fortezza post-medioevale. Le sue certezze rassicuranti racchiuse dalle mura alte che difendevano dai nemici, così additati solo perchè sconosciuti. Un accenno di sorriso sarcastico le si formò sulle labbra, mentre lo sguardo si faceva ampio e angoscioso, se solo qualcuno fosse stato lì ad attraversarlo. Ma così fu più semplice mettere a tacere le emozioni che reclamano le loro note per fuoriuscire melodicamente un giorno. Ma non adesso. Le sagome delle amiche si erano formate davanti ai suoi occhi e si pentì di non essersi soffermata davanti allo specchio quella sera. Immaginò i suoi capelli mossi e raccolti alla meno peggio,
aumentare in minuscoli fili biondi nella testa che da lontano sarebbe sicuramente sembrata l'alone di luce di una lampada da terra, ma sapeva di non poter fare nulla per impedirlo; era così umida e calda la serata. Poche chiacchiere sopra un limoncello sottomarca, le beffe del venticello che richiedono la sciarpa sulle spalle nonostante l'appiccicaticcio della pelle, e il tempo che scorre veloce. Si arrese felicemente alla notte, trovando negli occhi della sua migliore amica l'accordo silente che sanciva la fine di quel summit utile a distrarsi. Sotto i sandali poteva sentire la polvere che si era insinuata, ma faceva parte del rituale lavare i piedi prima di coricarsi, così fu felice in modo forse un pò fanatico. Il giorno era volto al termine e ciò le permise di stringere un patto con sè stessa: la lotta si spense, il qui e ora esigeva riposo. Rilassò le membra concentrandosi solo sui muscoli del proprio corpo, iniziò dalla fronte e la mandibola, poi collo, spalle e braccia fino alle dita delle mani. Il petto, il ventre, il bacino. Il sotto coscia, le gambe, i talloni. Si rese conto che il sonno stava sopraggiungendo e capì che poteva concedersi di mettersi sul fianco, la mano sotto il cuscino. Poi, per completare quell'ordinario dipinto, disegnò il dettaglio che lo avrebbe reso perfetto, e lentamente si concesse la sensazione sulla pelle di essere avvolta da un tenero, immaginario, forse vero nella sua irrazionalità, abbraccio di un altro.


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