mercoledì 17 dicembre 2014

Con i miei piedi



Scriverò nonostante il gelo ai piedi. Il gelo ai piedi è una sconfitta continua nei miei inverni: nessun rimedio pare alleviare quel senso di blocchi dentro il ghiaccio, come se fossero separati dal resto del corpo. Provo fastidio e mi innervosisco perchè non riesco a risolvere il problema. Anche se cammino molto, la sensazione non passa. C'è un momento indefinito, poi, quando mi metto sotto le coperte, in inverno, a letto, in cui la sensazione si acuisce per poi svanire, nell'indefinito momento che, per quanto bramato, mi fa sentire così impotente. Il gelo ai piedi è fuori dal mio controllo. E pare non sia l'unica cosa.

Ho camminato molto a Roma, qualche settimana fa, a proposito. Roma è una città meravigliosa, e non vuole essere una frase fatta. C'è grandezza, c'è magnificenza, c'è prodigio. La cosa che più mi è piaciuta di Roma è stata sentirmi solo una fra milioni di altri. La mia storia, improvvisamente per quelle strade, non aveva più significato nè spessore per nessuno e, insolitamente, neanche per me. Mi sono sentita leggera come il fischiettare in primavera, forse un pò vuota, ma di un vuoto positivo, che ti fa venire voglia di riempire un foglio bianco, non per scrivere e basta, ma per dare nuova forma alla mia esistenza. Senza assolutismi o filosofia è davvero così che mi sono sentita: in armonia con un nuovo inizio. E' strano...quell'esperienza era cominciata alla vecchia maniera, con lo stomaco chiuso davanti alla cena e il mondo che si fa immensamente grande nella mia testa, con confini inarrivabili e le solite paure, giganti dai piedi di pietra che calpestano la terra della mia coscienza. La solita storia, ma un diverso epilogo: un sorriso sulle labbra quando ho messo i miei piedi su quella terra, la terra della città eterna, è spuntato fuori da una semplice verità. Non ero sola: un angelo biondo mi stava accanto, inconsapevole di quanto stesse accadendo dentro me, aveva intrapreso una strada che è arrivata a destinazione ed è rimasta lì, nei pressi del cuore. "Tu pensi di essere fragile..ma tu sei forte vedi, sei fortissima...io me ne sono accorta", con il corpo rannicchiato e la testa poggiata su un cuscino d'occasione, forse chissà, mi ha solo aiutato a vedere le cose da un'angolazione diversa.
Poi tutto è filato liscio. Roma è filata liscia, bella, con l'aria "friccicaredda". Mi sono goduta tutto: ho amato perdermi dentro San Pietro, all'inizio troppo grande, troppo alta, troppo lunga; aveva una grandezza ingestibile dal mio occhio. Poi un'intuizione brillante, lì, dentro San Pietro, per renderla alla mia portata e farla mia, per lasciare lì dentro il senso dei miei passi, è bastato solo fermarmi, compormi e infine pregare. Le parole conosciute di versi detti e ridetti hanno come avuto il potere di fare di me un tutt'uno con quella grandezza, trasformandola ai miei occhi in casa.
Così questa è stata Roma, l'immensità che mi ha reso nulla e che al contempo, mi ha fatto trovare me stessa.
Grazie Roma.

Piedi stanchi e piedi freddi: i primi vivono, gli altri raccontano.


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